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colonna autostrada

Incolonnati sull’autostrada
 
Tra i veicoli fermi sotto il sole, incolonnati come un lungo serpente sull’autostrada, Sergio vede avanzare un signore alto e robusto, dall’aria austera e con i baffi bianchi. Lo riconosce: è un suo caro amico, generale dell’esercito in pensione, un tipo buffo che pare essersi inghiottito un bastone. Avanza dritto, con il petto in fuori e il naso all’insù.
-Ehilà Sergio carissimo! Anche tu fermo in autostrada? -
-Ma lasciami stare, caro mio, siamo fritti! Se non si sblocca il traffico, staremo qui sino a mezzanotte. -
- Coraggio! Non è colpa di nessuno. Vedi, siamo in migliaia, tutti desiderosi d’andare al mare. -
- Sì, ma non immaginavo di dover trascorrere l’inizio delle ferie in questo modo. -
- Su, non te la prendere. Ora ti racconto cos’è successo ieri all’Opera, durante la rappresentazione della “Traviata”. -
Il generale, infatti, è sempre stato un appassionato di opere liriche.  Abbonato al teatro dell’Opera di Roma, si vanta d’essere un attento conoscitore di melodrammi, un esperto critico di tenori, soprani e baritoni. 
- Il direttore d’orchestra è stato superlativo. Ha diretto con grande maestria. Teneva in pugno l’intera orchestra e ha concertato le voci in maniera impeccabile. Saltellava sul podio e lui stesso pareva volesse cantare mentre dirigeva e agitava le braccia. Il soprano è stata pure bravissima. Una voce suadente e pastosa. Ha reso molto bene il personaggio di Violetta. -
- Sono contento, ti sarai divertito- interviene Sergio.
- Sì sì, ma sta un po’ a sentire. Il tenore che interpretava Alfredo Germont era invece un disastro! Aveva una voce tremenda, miagolava, era uno strazio. Prendeva delle stecche a tutta forza. A un certo punto è entrato in scena Germont padre, il baritono. Quello sì che aveva una bella voce! Calda, profonda, tonante, ben impostata. Cantava e affascinava l’intero pubblico. Poi Germont padre ha cantato la famosa aria: ”Di Provenza il mare e il suol……” Il baritono sovrastava con la sua voce, quella del tenore. A un tratto dal loggione una voce ha gridato: <Alfré, senti come canta papà? Perché non cerchi d’imparà?>.  Credimi Sergio, è esploso il finimondo! Un vero boato di risate. Il pubblico era irrefrenabile, tutti ridevano come matti. -
Il generale ride anche lui al ricordo dell’episodio, poi si volta perché ode le auto strombazzare.
- Oh! Finalmente!- esclama Sergio -Forse riusciamo a districarci da questo inferno. Su risaliamo in macchina, ci stiamo rimettendo in marcia. -
Difatti poco dopo, mette in moto e riparte. Si volge verso la moglie che è con lui in auto: -Certo che il generale è un tipo simpatico, peccato che ostenti un’aria di gran prosopopea. -
- Senti chi parla! Proprio tu non puoi parlare, Sergio. Vuoi passare per modesto e invece sei un tipo abbastanza vanitoso. -
- E’ venuto il momento di criticare e far filosofia, moglie? -
- Non si tratta di criticare, tu stesso sai d’essere vanaglorioso. -
Sergio è toccato sul vivo e allora si lancia in dissertazioni psicologiche.
- Per voler bene agli altri bisogna voler bene a se stessi. Io non mi reputo superiore, però non mi sono mai stimato meno di quel che valgo. -
Aveva assunto un’aria di sussiego e la moglie aveva voglia di pungolarlo.
- Beh forse l’autostima, in te, non ha mai fatto difetto. -
- Cara, non sarò la quintessenza della modestia, ma ricordati che non esiste vanità intelligente. Io credo di non essere un cretino, quindi significa che non sono neppure troppo vanitoso. -
- Sarà, ma penso a quando dici che è una fortuna possedere una grande intelligenza perché non mancano mai le sciocchezze da dire. Ah ah ah ah. -
La moglie ride e assume un’aria civettuola. Quella risata la rende più bella e solare.
- Secondo me, - insiste Sergio, la normale intelligenza ce l’hanno un po’ tutti. Ma vedi l’ingegno è diverso. Quello è fatto di volontà, d’istinto e di memoria. Ora non mi dire che sono vanitoso se affermo che sono tre doti che non mi mancano.
Lungo l’autostrada, le auto scorrono ormai velocemente, le lamiere scintillanti al sole creano bagliori accecanti.
- Tra non molto saremo finalmente arrivati, - dice Sergio e chiede: -Che ti diceva Eugenia, la moglie del generale? L’ho vista avvicinarsi alla nostra auto? -
La moglie gli parla dell’amica. Quindi riflette e dice:  -Credo che abbia smesso di scrivere poesie. Vuole desistere perché ha avuto molte delusioni. Peccato perché Eugenia è una chiacchierona, ma ha del talento per la poesia. -
- E perché non scrive più?- chiede Sergio.
- Mi ha confidato che, secondo lei, i nuovi autori non sono presi in considerazione. Bisognerebbe che gli editori famosi la smettessero di pubblicare solo il libro sicuro che ha avuto molto successo. Spera che le falsità in nome della letteratura finiscano. -
- Toh! Non facevo Eugenia così intellettuale! -
- Dice che un poeta o qualunque autore non può scrivere sapendo che poi non sarà mai pubblicato. -
- Ma guarda! Eugenia è una rivelazione! -
- Io l’ho sempre stimata molto, anche se quando inizia a parlare, è una gran chiacchierona e si salvi chi può! Però è una persona intelligente e mi piace. Le ho consigliato di continuare a scrivere le sue poesie e di pubblicarle sui vari siti letterari di Internet. -
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